Il gioco d’azzardo, dalle baratterie all’online

Impresa enciclopedica quella di scrivere una storia del gioco d’azzardo in Italia.

Perché lo scommettere dei soldi sull’esito di un evento, sia esso una gara sportiva oppure un accadimento folkloristico, è pratica che si perde nel tempo.

Erano soliti farlo gli antichi romani, puntando sui giochi messi in scena nelle arene delle loro città. Lo facevano i signorotti in epoca medievale, spesso protagonisti in prima persona delle giostre cavalleresche.

il gioco d'azzardoProprio a quest’ultimo periodo risale quella che possiamo però definire senza paura di smentita come l’antenata della casa da gioco: la cosiddetta baratteria.

Una specie di locanda dove i viandanti, ma non solo, si fermavano per rifocillarsi e tentare la sorte a carte o dadi. Dapprima clandestina, perché invisa al potere religioso, fu poi riconosciuta dalle autorità locali, anche se confinata ai margini degli abitati o comunque in zone non particolarmente frequentate.

Col passare del tempo la baratteria fu anche tassata e, grazie alla nascita di una vera e propria corporazione, con tanto di stemma a identificarla e potestà a rappresentarla, come per tutte le altre arti e mestieri, iniziò a relazionarsi in maniera sempre più stretta con le autorità cittadine.

Non molto più tardi, in piena età Moderna, sarebbe poi sorta la prima casa da gioco tout court.

Si tratta del Casinò di Venezia, oggi in Ca’ Vendramin Calergi, un palazzo la cui costruzione risale al XV secolo, che si specchia sul corso del Canal Grande. Considerata la casa di gioco più antica al mondo è in attività dal 1638. A riprova del suo appeal senza tempo, oltre a testimonianze letterarie e cinematografiche, ci sono i numeri prodotti nei primi sette mesi del 2018: 56,3 milioni di euro raccolti.

Nessuno degli altri tre casinò presenti in Italia, e tutti sorti nel corso del XX secolo, ha saputo fare meglio. Alle spalle della casa veneziana s’è piazzato il Casinò di Campione d’Italia, al momento in cui scriviamo però chiuso e dal destino ancora incerto, con 45,3 milioni di euro. Quindi sul gradino più basso del podio ecco il Casinò di Saint-Vincent in Valle d’Aosta con 31,9 milioni di euro. Per ultimo, in costante competizione con le vicine sale da gioco del Principato di Monaco, il Casinò di Sanremo in Liguria con 24,6 milioni di euro.*

Certo, numeri che impallidiscono se confrontanti con quelli totalizzati dalla Rete.

Perché con lo sviluppo di Internet anche questo singolare passatempo s’è trasferito nei palazzi fatti di pixel e che possiamo raggiungere dal computer, lo smartphone, il tablet. Gli utenti italiani hanno speso nelle sale da gioco autorizzate dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, come per esempio casino.netbet.it, una cifra che fra gennaio e luglio 2018 si aggira sui 490 milioni di euro. Il 20% in più di quanto fatto nello stesso periodo del 2017.

* Fonte dati Agimeg, l’Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco.

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