Conto deposito: cosa è e come viene tassato

Il conto deposito è un particolare rapporto bancario, spesso confuso con il tradizionale conto corrente ma, in realtà, ben diverso da quest’ultimo per quanto concerne la sua operatività potenziale e per quanto riguarda la remunerazione delle somme giacenti. In particolare, nei conti deposito “puri” si possono generalmente effettuare solo operazioni di prelevamento e di versamento, essendo invece impossibile riprodurre operazioni di altra natura, come ad esempio i bonifici bancari o i prelevamenti con bancomat.

Naturalmente, la definizione di cui sopra è relativa esclusivamente ai conti deposito già ribattezzati come “puri”, che potete trovare su www.ilmigliorcontodeposito.com: nel corso degli anni il mercato degli strumenti di deposito si è infatti arricchito con tantissime alternative che hanno finito con il generare proposte ibride tra conto corrente e conto deposito, rendendo dunque sempre più difficile individuare dei precisi margini di definizione.

Caratteristiche del conto deposito

conto depositoIntrodotto quanto sopra, ricordiamo come i conti deposito rappresentino una forma di risparmio potenzialmente alternativa ad altre forme di risparmio e di investimento di breve termine (come ad esempio i certificati di deposito). Tradizionalmente, i conti deposito devono essere ordinariamente abbinati a un conto corrente tradizionale, che fungerà da conto d’appoggio, e attraverso il quale verranno effettuati prelevamenti e versamenti.

Conto deposito libero e vincolato

I conti deposito possono essere disponibili in forma libera o in forma vincolata. Nel primo caso, come ben noto a tutti coloro i quali hanno già avuto modo di sperimentare positivamente questi rapporti di conto, il depositante potrà ottenere in qualsiasi momento la disponibilità dei soldi depositati.

Nel secondo caso, invece, la disponibilità sarà legata alla scadenza del periodo di vincolo, salva l’ipotesi in cui il titolare del conto non preferisca sciogliere anticipatamente il vincolo, dietro pagamento di una penale che, nella maggior parte delle ipotesi, consisterà nella mancata corresponsione degli interessi. Per questa sua particolarità, il conto deposito vincolato propone una remunerazione tendenzialmente maggiore rispetto a quella del conto deposito libero.

Tassazione conti deposito

La tassazione sui conti deposito è cambiata numerose volte nel corso degli ultimi cinque anni. Prima del 2012, infatti, gli interessi maturati sui conti deposito erano tassati al 27% (mentre l’imposta di bollo era in miusra fissa, pari a 1,81 euro annui). Dal 2012 l’aliquota fiscale fu ridotta dal 27% al 20%, ma fu accompagnata da un’imposta di bollo dello 0,1% del capitale, con minimo di 34,20 euro e massimo di 1.200 euro.

Dal 2013, ferma restando l’aliquota del 20%, l’imposta di bollo fu alzata allo 0,15% del capitale con eliminazione del tetto di 1.200 euro. Dal 2014 l’imposta fu incrementata ulteriormente allo 0,2% del capitale, con eliminazione del minimo di 34,20 euro. Dal 1 luglio 2014, infine, l’aliquota sugli interessi maturati dai conti deposito è stata condotta al 26%, fermo restando il meccanismo di calcolo dell’imposta di bollo.

Proprio in virtù di questa particolare evoluzione, che ha reso più onerosa la titolarità delle proprie giacenze sui conti deposito, nessuna banca sembra volersi più far carico del pagamento dell’imposta di bollo, in vece della propria clientela (come invece era largamente in uso fino a cinque anni fa).

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